Il (nostro) parto

Dopo due mesi e mezzo mi prendo del tempo per raccontarvi della nascita del piccolo Emanuele.

A 36+4 mi hanno trovato la gestosi ipertensiva, un rialzo della pressione arteriosa accompagnata da altri sintomi come edemi diffusi e un eccesso di acido urico nel sangue.

Io sinceramente non stavo male al di là della fatica e del fastidio alle gambe però è una malattia che se non trattata può lasciare malattie croniche e nei casi peggiori causare complicanze molto serie mettendo a repentaglio la vita della mamma e del neonato.

Sono stata ricoverata così da tenere sotto controllo la pressione e soprattutto controllare il benessere di Emanuele, il “piano” dei medici era di tenere sotto controllo la pressione con delle pasticche per arrivare il più in là possibile nella gravidanza, anche se il piccino era già abbastanza grande e sviluppato per nascere senza problemi.

Dopo 5 giorni di ricovero come tutte le mattine stavo aspettando che arrivasse mia mamma con la colazione quando ad un certo punto mi si rompono le acque, un fiume in piena, è una sensazione veramente stranissima.

C’è stato un momento molto carino: mia mamma mi manda un audio su whatsapp “Cosa vuoi dal bar? Un cornetto vuoto?” “Lascia stare il cornetto mi si sono rotte le acque!!” Vi potete immaginare la sua reazione?!

Dalla mattina, verso le 8, a mezzogiorno sono iniziate delle contrazioni lievi e molto diradate mentre quelle dolorose e ogni 5 minuti sono iniziate verso le 6 di pomeriggio.

Ecco adesso, anche se un po’ mi dispiace, devo dire la verità. Non mi è piaciuto molto il comportamento delle ostetriche, ancora non ho chiaro il perché ma diciamo che ci hanno lasciati un po’ a noi stessi nella stanza dove ero ricoverata. Con me c’era il mio fidanzato e al di là del controllo iniziale e di qualche tracciato non si sono interessate a noi fino alle 23, io non ce la facevo più stavo impazzendo (oltre alle contrazioni avevo anche il vomito) quindi ho insistito per controllare la dilatazione. Ed ecco che capiscono che forse era passato un po’ troppo tempo: “Ah te devi spingere andiamo in sala parto subito!”

Così, per qualche strano motivo, non sono stata in sala travaglio e un po’ ho la sensazione di essermi persa qualcosa.

Comunque sia siamo arrivati nelle sale parto, che però erano piene quindi ho partorito in una stanza dove stava già partorendo una ragazza, ci dividevano solo delle tende e un armadietto.

Eh va be in quei momenti vi assicuro che va bene tutto…terrorizzata dagli strilli dell’altra ragazza inizio a spingere con Samuele accanto a me che mi teneva la mano e cercava di consolarmi e farmi forza.

Dopo 49 minuti nasce il mio piccolo grande amore Emanuele.

Non penso che proverò mai un emozione così forte come quella che mi ha fatto esplodere il cuore quando l’ho sentito piangere e l’hanno messo sul mio petto.

È stata veramente dura, più che il momento di spingere sono state molto più dolorose e sfiancanti le contrazioni durante il travaglio.

Una cosa molto importante la voglio dire, al di là di quello che era successo o per meglio dire non successo in ostetricia, io ho ascoltato molto i consigli dell’ostetrica che era con noi durante il parto e penso che questo mi abbia aiutata molto. L’ostetrica era dolce, come una mamma direi, mi tranquillizzava parlandomi e spiegandomi cosa stava succedendo via via, non smetterò mai di ringraziarla.

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